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	<title>Viaje al Fin del Mundo</title>
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	<description>Fino alla Terra del Fuoco. In moto.</description>
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		<title>Patagonia (epilogo)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 13:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommygun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; gi&#224; da qualche giorno che mi arrovello alla ricerca di un modo per chiudere degnamente questo racconto di viaggio. Qualcosa che trascenda la cronaca quotidiana, che faccia da epilogo a questa indimenticabile avventura. Il modo migliore &#232; forse quello di partire da una domanda che mi sono posto pi&#249; di una volta: perch&#233; proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/gallery/06-gennaio-bajo-caracoles-el-chalten/dsc_0443.jpg" rel="lightbox[275]"><img hspace="5" height="106" align="left" width="160" vspace="3" src="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/gallery/06-gennaio-bajo-caracoles-el-chalten/dsc_0443.jpg" alt="" /></a>E&#8217; gi&agrave; da qualche giorno che mi arrovello alla ricerca di un modo per chiudere degnamente questo racconto di viaggio.</p>
<p>Qualcosa che trascenda la cronaca quotidiana, che faccia da epilogo a questa indimenticabile avventura.</p>
<p>Il modo migliore &egrave; forse quello di partire da una domanda che mi sono posto pi&ugrave; di una volta:<i> perch&eacute; proprio la Patagonia? </i>Perch&eacute; non l&#8217;Asia, il Nordafrica, l&#8217;Australia, gli USA&#8230;?</p>
<p><span id="more-275"></span></p>
<p>Ho ancora un SMS che Alessandro mi mand&ograve; alcune settimane prima di partire. Dice pi&ugrave; o meno &quot;ma ti rendi conto di dove stiamo per andare?&quot;</p>
<p>Ora lo so: no, non mi rendevo conto.</p>
<p>Il problema con la Patagonia &egrave; che &egrave; difficile identificarla con dei luoghi o delle attrazioni precise. Sulle Ande per esempio c&#8217;&egrave; Machu Picchu e il deserto Boliviano, il lago salato e le linee di Nazca.</p>
<p>In Patagonia non c&#8217;&egrave; nulla di cos&igrave; immediatamente identificabile, fatta forse eccezione per il ghiacciaio del Perito Moreno.</p>
<p>Parlando di questo viaggio con le persone che c&#8217;erano gi&agrave; state in auto, a piedi o in moto notavo il loro entusiasmo e la loro invidia, ma nessuno era riuscito a spiegarmi esattamente cosa ci fosse di cos&igrave; speciale qui.</p>
<p>E poi col tempo abbiamo capito che la Patagonia &egrave; <i>tutta </i>speciale, perch&eacute; &egrave; un insieme, un continuo alternarsi di paesaggi sorprendenti, strade dritte, strade tortuose, laghi, boschi, torrenti, fiumi, montagne, ghiacciai. E&#8217; un invito a fermarsi ogni dieci minuti e sedersi a contemplare la bellezza e la vastit&agrave; di una natura incontaminata, affascinante e spietata nella sua imponenza.</p>
<p>E&#8217; la Patagonia della Ruta 40. Strada difficile per le moto, pericolosa, lunghissima, infida. Eppure i pochi motociclisti che abbiamo incontrato erano quasi tutti l&igrave;, con le facce segnate dalla stessa sporcizia e fatica, con gli stessi danni sulle moto riparati alla meno peggio, con lo stessa gioia nell&#8217;incontrare persone come loro.</p>
<p>La Patagonia dei ghiaioni che ci affondi dentro con tutta la moto, delle buche che ti spaccano le ruote, della polvere che si infila dappertutto e ti brucia gli occhi e le narici, i calli sulle mani, la schiena e le braccia doloranti. Le mille frontiere, gli infiniti chilometri, il sole che non tramonta mai e ustiona ogni lembo di pelle scoperto. Il freddo quando finalmente il sole tramonta.</p>
<p>Il vento della Patagonia, implacabile e sempre presente, maledetto e odiato eppure cos&igrave; inscindibile da questi luoghi da essere ormai accettato da tutti noi. Un vento non solo materiale, ma anche capace di strappare maschere, abbattere divisioni, spazzare via sovrastrutture e convenzioni. Ciascuno di noi come realmente &egrave;, il suo meglio ed il suo peggio.</p>
<p>La nostra Patagonia, con le difficolt&agrave; affrontate e superate insieme. La nostra Patagonia, con la forza di ridere e scherzare fino a tardi la sera dopo una giornata che nemmeno un minatore di carbone. La Patagonia che ti annoda lo stomaco e ti strappa lacrime quando &egrave; il momento di lasciarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Patagonia. Se &egrave; stata una sfida, l&#8217;abbiamo vinta noi.</p>
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		<title>Prima dei titoli di coda</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 12:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommygun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Amici, che dire? Una giornata grigia, cielo plumbeo e pioggia fina e insistente. Le stesse condizioni meteo con cui caricammo le moto a Livorno ci hanno accompagnato mentre nuovamente le stipavamo in un container nel porto di Ushuaia, destinazione Italia. Portellone sigillato, scartoffie firmate&#8230; per un bel po&#8217; di giorni non sar&#224; pi&#249; affar nostro. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/IMG_3050.JPG" rel="lightbox[265]"><img height="120" alt="" hspace="5" width="160" align="left" vspace="3" src="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/IMG_3050.JPG" /></a>Amici, che dire?</p>
<p>Una giornata grigia, cielo plumbeo e pioggia fina e insistente. Le stesse condizioni meteo con cui caricammo le moto a Livorno ci hanno accompagnato mentre nuovamente le stipavamo in un container nel porto di Ushuaia, destinazione Italia.</p>
<p>Portellone sigillato, scartoffie firmate&#8230; per un bel po&#8217; di giorni non sar&agrave; pi&ugrave; affar nostro. Ora ci resta una notte e una mezza giornata qui, a girovagare per il centro in caccia di souvenir e poi domani si parte per Santiago, prima delle numerose tratte che ci riporteranno a casa.</p>
<p><span id="more-265"></span></p>
<p>Mi sembra poco interessante raccontare come saranno i film e il cibo sul volo intercontinentale, le file ai check-in o i trasferimenti in treno, per cui temo proprio che questo diario finisca qui. Il resto, tutto quello che per i motivi pi&ugrave; diversi non ha trovato spazio su questo sito, ve lo racconteremo di persona tra qualche giorno.</p>
<p>Grazie per aver viaggiato con noi, &egrave; stato davvero bello.</p>
<p><em>Momo &amp; Mara, Trucci, Emanuela, Giacomo, ilForzoni, Mures, Mascam, Barry, Tommig&ugrave;m, Mandu (cazzo), Sirio, Marco &amp; Marco, Fufini, Masdam, Ferruccio, John Belusci, Elena, Giovanni, Mastercam, Ale, Andrea, Jaime, Osvaldo Gross detto &quot;el Pastelero&quot;, Mandu (tac!), Giacinto, Terminal, ClaCla.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS: non buttate via il&nbsp;sito. C&#8217;&egrave; un ultimo post in arrivo&#8230;</p>
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		<title>Fin del Mundo</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 21:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommygun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Per una volta non c&#8217;&#232; bisogno di partire all&#8217;alba. Purtroppo la giornata non &#232; un granch&#233;, piovillica e fa freddo ma viste le bellissime giornate avute fino ad oggi nessuno protesta pi&#249; di tanto. Mancano 200 km. 200 miseri km ci separano da Ushuaia, la citt&#224; pi&#249; a Sud del mondo, la meta che spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/IMG_3028.JPG" rel="lightbox[257]"><img hspace="5" height="120" align="left" width="160" vspace="3" alt="" src="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/IMG_3028.JPG" /></a>Per una volta non c&#8217;&egrave; bisogno di partire all&#8217;alba. Purtroppo la giornata non &egrave; un granch&eacute;, piovillica e fa freddo ma viste le bellissime giornate avute fino ad oggi nessuno protesta pi&ugrave; di tanto.</p>
<p>Mancano 200 km. 200 miseri km ci separano da Ushuaia, la citt&agrave; pi&ugrave; a Sud del mondo, la meta che spesso ci &egrave; sembrata cos&igrave; lontana, la fine del viaggio. Sono tutti meravigliosamente asfaltati e facili, sembra davvero la metaforica discesa verso il traguardo.<br />
<span id="more-257"></span>La prima parte &egrave; anche abbastanza monotona, dritta e senza niente di troppo interessante. Man mano che procediamo fa anche pi&ugrave; freddo, il fatto che in giro si vedano insegne a forma di pinguino e richiami al polo Sud forse c&#8217;entra qualcosa, chiss&agrave;.</p>
<p>Negli ultimi cento km la strada cambia, cominciano curve e saliscendi in mezzo a colline che presto diventano montagne. La vegetazione si infittisce ci sono scorci bellissimi di valli e crepacci. Il ritmo della guida sale, &egrave; bello poter di nuovo pennellare qualche curva con il GS.</p>
<p>A proposito, fatemi usare un po&#8217; di grassetto perch&eacute; &egrave; arrivato il momento di vuotare il sacco su una cosa: <strong>non ho mai guidato il GS 80 di Mandu. E&#8217; dal 9 gennaio che guido il GS 1150 di SirJo. </strong><br />
Gi&agrave;, perch&eacute; il nostro sventurato moderatore &egrave; caduto sulla Ruta 40 in quel famoso giorno in cui ne sono successe di tutti i colori, dando una bella capocciata in terra, lacerandosi un tendine della spalla e fratturandosi una costola.<br />
Tranquilli, ora sta (relativamente) bene e il morale &egrave; di nuovo alto, ma abbiamo preferito non dirlo per non far preoccupare nessuno a casa&#8230; <br />
Per cui, ricapitoliamo:</p>
<ul>
<li>Sergio sta con un braccio al collo da cinque giorni, passeggero del mezzo d&#8217;appoggio.</li>
<li>La sua moto l&#8217;ho presa in consegna io, visto che avevo spaccato la mia proprio nello stesso giorno.</li>
<li>La BMW di Mandu l&#8217;ha portata prima Thiago, poi Mures che nel frattempo &egrave; stato appiedato dal suo KTM.</li>
<li>Il GS di SirJo &egrave; uscito piuttosto malconcio dall&#8217;incidente, ma con un po&#8217; di buona volont&agrave; e i necessari ricambi &egrave; stato rimesso in grado di marciare, anche se ogni tanto si perde un pezzo per strada.</li>
</ul>
<p>
Ecco, a proposito di giornalismo verit&agrave;!</p>
<p>Dove eravamo rimasti? Ah, s&igrave;, le curve! Dicevo appunto che sarebbe bello potersele godere in pace, ma la moto di SirJo ha le gomme finite, le sospensioni lesse e ho anche Mara dietro di me, non dimentichiamoci infatti che Momo sta cercando di fare Rio Grande &#8211; Ushuaia senza mai cambiare marcia, per non rompere la frizione. <br />
Non credo che dimenticheremo questa vacanza tanto facilmente!</p>
<p>Giusto perch&eacute; s&#8217;era detto che lo sterrato era finito, decidiamo di prendere un deviazione per la Laguna Escondida, un piccolo angolo di paradiso a 50 km da Ushuaia. La strada per arrivarci &egrave; bianca che pi&ugrave; bianca non si pu&ograve;, polverosissima e oltretutto ci sono delle buche della madonna che non sempre riesco a evitare, ogni volta spero che la moto di SirJo non mi si smonti sotto il sedere, anche se dai rumori di ferraglia che si sentono non &egrave; che ci conti&nbsp; troppo.</p>
<p>Nel primo pomeriggio succede: il cartellone &quot;Ushuaia&quot; compare dietro a una curva, insieme alle prime abitazioni. Siamo arrivati. Momo &egrave; gi&agrave; l&igrave;, la sua moto ha retto fino in fondo.<br />
Ci fermiamo per le foto di rito, siamo contenti ma forse non entusiasti come ci si aspetterebbe. Sar&agrave; la stanchezza, sar&agrave; il freddo e la fame. Sar&agrave; che adesso s&igrave; che &egrave; finita.</p>
<p>Forse proprio per procrastinare il momento di girare la chiave una volta per tutte decidiamo di andare oltre Ushuaia, per arrivare alla fine della Ruta 3, dove la strada termina perch&eacute; finisce la terraferma! E&#8217; un altro tratto sterrato (ma non dovevamo stare senza oggi?!) e per di pi&ugrave; comincia a piovere per cui parti della strada si trasformano in fanghiglia e la polvere che abbiamo addosso da giorni diventa una specie di calce a presa rapida. Non si pu&ograve; proprio dire che ci siamo fatti mancare nulla, in questo viaggio.</p>
<p>Il resto &egrave; ordinaria amministrazione. Passaggio all&#8217;agenzia di trasporti per organizzare l&#8217;imbarco moto di domani, sistemazione in un albergo finalmente degno di questo nome, passeggiatina e cena in un bellissimo ristorante in cui ci abboffiamo di pesce e la specialit&agrave; del luogo: la centolla (granchio) gigante.</p>
<p>Il sole finalmente tramonta, alle 11 di sera. Da domani si ridiventa pedoni.</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p><em>Una aggiunta di SirJo</em></p>
<p>Dato che i racconti scritti qui sono inevitabilmente molto sommari (e talvolta tendenziosi.. <img src='http://www.quellidellapatagonia.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  ) mi corre l&#8217;obbligo di precisare quanto segue.</p>
<p>La caduta mi ha privato del piacere di guidare la mia splendida moto fino alla fine del viaggio ma, ottenuto il via libera dei sanitari argentini e brasiliani che mi hanno visitato e curato (muchas gracias Thiago!), ho voluto proseguire ugualmente a bordo del mezzo di appoggio fino alla fin del mundo.</p>
<p>La scelta e&#8217; stata azzeccata perche&#8217; ho potuto continuare a godere della splendida compagnia di questo incredibile gruppo allargato ed ho avuto la soddisfazione di vedere Manfred alla fine della strada di questa avventura impagabile&#8230;</p>
<p>Manfred, la mia ADV 1150, nonostante le ferite causate dalla caduta (avvenuta mio malgrado e a causa di un maledetto animale che ha attraversato la Ruta 40 senza rispettare la precedenza) e nonostante gli irrispettosi orpelli di cui (sempre mio malgrado) e&#8217; stato corredato dai miei simpaticissimi e spiritossissimi compagni di viaggio, ha tenuto botta fino alla fine, segno che buona ghisa non mente!</p>
<p>Mi e&#8217; rimasta solo la piacevole rivalsa&nbsp;&nbsp;di farmi allacciare le scarpe&nbsp;a turno da tutti i compagni di viaggio: e&#8217; l&#8217;unica cosa che non riesco a fare con la costola rotta, o quasi&#8230;</p>
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		<title>Tierra del Fuego</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 14:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommygun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;Questa &#232; l&#8217;ultima grande tappa del viaggio, sia per chilometraggio che per cose da fare. Oltre a parecchie centinaia di km infatti abbiamo da superare la frontiera tra Chile e Argentina e prendere un traghetto attraverso lo stretto di Magellano (wow, ma vi rendete conto?), operazioni che potrebbero richiedere molto tempo. Per questo motivo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;<a href="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/DSC_0041.JPG" rel="lightbox[249]"><img height="120" alt="" hspace="5" width="160" align="left" vspace="3" src="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/DSC_0041.JPG" /></a>Questa &egrave; l&#8217;ultima grande tappa del viaggio, sia per chilometraggio che per cose da fare. Oltre a parecchie centinaia di km infatti abbiamo da superare la frontiera tra Chile e Argentina e prendere un traghetto attraverso lo stretto di Magellano (wow, ma vi rendete conto?), operazioni che potrebbero richiedere molto tempo.</p>
<p>Per questo motivo la sveglia viene data molto presto e il risveglio nel nostro giardino con i nanetti di plastica &egrave; traumatico, anche perch&eacute; nonostante tutto i letti erano comodi e accoglienti (&quot;la miglior baracca in cui abbia mai dormito&quot;, commenta ClaCla a colazione).</p>
<p><span id="more-249"></span></p>
<p><a href="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/CIMG0712.JPG" rel="lightbox[249]"><img height="160" alt="" hspace="5" width="120" align="left" vspace="3" src="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/CIMG0712.JPG" /></a>Nonostante le poche ore di sonno alcune &quot;mani ignote&quot; durante la notte si sono messe all&#8217;opera sulla moto di SirJo, ravvivandone il look con alcune modifiche estetiche. Un pupazzetto di Gaucho argentino fa bella mostra di se&#8217; sul parafango, e alcuni mazzetti di fiori (finti e non) sono stati fissati con cura in punti strategici della moto. Il lavoro &egrave; completato da artistici fregi di nastro telato americano. Incredibilmente il proprietario della moto non sembra apprezzare affatto, ma sotto la minaccia di ulteriori rappresaglie viene convinto a non togliere nulla.</p>
<p>Quando finalmente partiamo sono le 9. La strada verso Sud &egrave; asfaltata e senza particolari difficolt&agrave;. Ci fermiamo a fare la prima pausa a &#8230; un luogo con delle estancias abbandonate e due relitti di nave incagliati sulla costa dal secolo scorso, erosi da vento e mare e ormai monumento nazionale. E&#8217; qui che incontriamo il grandissimo Luca Piccinini e il suo compagno di viaggio &#8230;. Luca era con noi alla Transandina del 2006, sta facendo un giro simile al nostro ma con partenza e rientro da Buenos Aires. Sono gi&agrave; stati a Ushuaia e ora stanno dirigendosi a Nord, verso la Ruta 40. E&#8217; incredibile potersi incontrare qui, nel mezzo di nulla, eppure bellissimo! Ci raccontiamo le reciproche esperienze, li mettiamo in guardia su cosa li aspetta nei prossimi giorni. A loro volta ci dicono che prima di Rio Grande (la nostra destinazione odierna) ci sono circa 100km di sterrato, ma facile. Gli diamo anche un paio di gomme di ricambio per il suo GS 1100 (con 200.000 km!) e lui distribuisce cubetti di Parmigiano Reggiano e altri&#8230; generi di conforto. Buon viaggio!</p>
<p>Il traghetto sullo stretto di Magellano si rivela una questione semplice. Ne passano spesso e riusciamo a imbarcarci sul secondo, sotto gli sguardi incuriositi degli altri turisti. Mentre navighiamo sullo stretto veniamo affiancati da un gruppo di piccole orche che seguono la nave saltando fuori dall&#8217;acqua. Ci sono anche dei pinguini che nuotano in piccoli gruppi, se ne vedono le teste che spuntano dalla superficie del mare. Fa una certa impressione navigare in mezzo ai pinguini!</p>
<p>Prima del nostro ultimo sterrato facciamo una sosta benzina. C&#8217;&egrave; da dire che quando facciamo rifornimento in effetti creiamo un po&#8217; di scompiglio, essendo un gruppo di 13 moto (vabb&eacute;, ormai 11) che si gettano come avvoltoi su quella che di solito &egrave; l&#8217;unica pompa del paese. In questo caso per&ograve; la faccenda si fa divertente perch&eacute; mentre ci stiamo disponendo in fila si inserisce di forza una Clio strombazzante, evidentemente reclamando il suo posto in fila.</p>
<p>Ne scende un italiano furioso (ahim&eacute;, romano) che comincia a inveire contro noi che gli abbiamo fregato il posto. Momo non se lo fa certo ripetere due volte e dopo pochi secondi siamo l&igrave; a insultarci a vicenda sotto lo sguardo affascinato del gestore, evidentemente non abituato agli italiani all&#8217;estero.</p>
<p>(per la cronaca, abbiamo fatto prima benzina noi!)</p>
<p>Il famoso sterrato non ci pone grossi problemi, non pi&ugrave; del solito almeno: camion da superare in enormi nuvole di polvere, qualche curva-trappola col ghiaione in mezzo, ma insomma nulla che ormai non sappiamo gestire in scioltezza. Si viaggia oltre i 100 km/h.</p>
<p>Verso la fine dello sterro, poco prima della frontiera, ci fermiamo per una pausa e Momo arriva accompagnato da una brutta puzza di frizione bruciata. Per qualche motivo il suo GS Adventure (uguale al mio) ha dei problemi con la frizione, che rimane attaccata e crea difficolt&agrave; a scalare le marce. Visti i precedenti si teme subito il peggio, anche se la sua per ora va. Non potendo fare molto l&igrave; per l&igrave; si decide di scaricare la moto il pi&ugrave; possibile, Mara diventa la mia passeggera e si cerca comunque di passare la frontiera e arrivare a Rio Grande (mancano meno di 100 km). Poi l&igrave; si vedr&agrave;. Mentre siamo l&igrave; a decidere queste cose passa un brasiliano su una BMW RT che &egrave; partito da Ushuaia e fa il giro inverso al nostro&#8230; in bocca la lupo, se fa le stesse strade con quel bisonte stradale ne avr&agrave; davvero bisogno!</p>
<p>Anche l&#8217;ultimo controllo doganale scorre via senza problemi. Alle autorit&agrave; non importa poi tanto della moto di Mandu e ci lasciano uscire (dal Chile) ed entrare (in Argentina) senza battere ciglio. Pochi metri dopo la frontiera ricomincia l&#8217;asfalto e questa volta durer&agrave; fino alla fine del viaggio. Polvere addio!</p>
<p>Rio Grande &egrave; un posto di nessun fascino, e comunque non abbiamo molto tempo per gironzolare. A Ushuaia mancano solo 200 km, quest&#8217;idea anzich&eacute; rallegrarci ci rende consapevoli del fatto che il viaggio sta finendo. Per quanto molti di noi siano obiettivamente stanchi e provati, per quanto molte moto si reggano insieme con qualche difficolt&agrave;, l&#8217;idea del ritorno alla vita civile &egrave; difficile da accettare, nel bene o nel male.</p>
<p>In ogni caso prima di andare a dormire c&#8217;&egrave; da lavorare un po&#8217; sul GS di Momo, per cercare di mettere a posto la frizione, che ha continuato a dare problemi dalla frontiera a qui. Viene spurgato il comando, viene smontato l&#8217;attuatore per verificarne il funzionamento, viene ispezionato tutto alla ricerca di perdite d&#8217;olio o segni di altri guasti. Tutto inutilmente, purtroppo. Il problema &egrave; all&#8217;interno del gruppo frizione e non abbiamo il tempo e i mezzi per smontare tutto. Domani Momo cercher&agrave; di usare il cambio meno possibile, in qualche modo arriveremo.</p>
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		<title>Un pezzo alla volta</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 21:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommygun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi il furgone parte con due moto all&#8217;interno (la mia Adv e il KTM di Mures) e lo spazio per i bagagli scarseggia, per cui ciascuno si carica in moto ci&#242; che pu&#242;. Ormai con due moto in panne, una con una ruota storta (Mascam), una col cardano che gracchia (Mandu) e una che perde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/DSC_1436.JPG" rel="lightbox[239]"><img width="160" vspace="3" hspace="5" height="107" align="left" src="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/DSC_1436.JPG" alt="" /></a>Oggi il furgone parte con due moto all&#8217;interno (la mia Adv e il KTM di Mures) e lo spazio per i bagagli scarseggia, per cui ciascuno si carica in moto ci&ograve; che pu&ograve;. <br />
Ormai con due moto in panne, una con una ruota storta (Mascam), una col cardano che gracchia (Mandu) e una che perde un pezzo ogni tanto (SirJo) cominciamo a sentirci un po&#8217; dei sopravvissuti. Senza contare le gomme, che sulla maggior parte delle moto sono davvero alla frutta. Per fortuna la meta non sembra piu&#8217; cos&igrave; lontana.</p>
<p>La strada di oggi &egrave; monotona a dir poco. Dopo il primo tratto sterrato comincia un lungo percorso asfaltato battuto dal vento, sempre dritto e sempre uguale. Se non si dovesse guidare sarebbe facile addormentarsi in corsa, nonostante le raffiche.<br />
<span id="more-239"></span> A proposito di raffiche, a un certo punto passiamo un cartello che avvisa della presenza di un &quot;monumento al vento&quot;. Sono perplesso ma invece dopo poco lo passiamo davvero: una serie di pali d&#8217;acciaio infissi in terra con una sorta di gomitolo di metallo in cima, Non &egrave; chiarissimo come ci&ograve; debba rappresentare il vento, ma molti di noi hanno un&#8217;idea piuttosto chiara di come omaggiarlo, mentre ci sfrecciamo in mezzo.</p>
<p>Ad oggi siamo stati estremamente fortunati con il meteo. Abbiamo avuto quasi sempre belle giornate di sole, anche nei posti tradizionalmente pi&ugrave; rischiosi come Torres del Paine o El Chalten. Anche nelle poche occasioni di cielo coperto non abbiamo mai preso la pioggia. La temperatura per&ograve; &egrave; in calo da qualche giorno. Non si muore certo di freddo, per&ograve; &egrave; bene tenere sempre a disposizione uno o due strati di vestiario da mettere sotto la giacca all&#8217;occorrenza. Dopotutto continuiamo a scendere verso Sud, cosa che ci viene ricordata anche dal sole che ormai &egrave; assente solo per poche ore ogni notte.</p>
<p>L&#8217;arrivo a Punta Arenas avviene senza imprevisti o ritardi. Il posto dove alloggiamo noi &egrave; brutto forte, con case e baracche in legno e lamiera, strade non asfaltate e relitti di vecchie auto e altri detriti un po&#8217; ovunque. La strada in cui siamo noi si chiama &quot;Capolic&agrave;n&quot;, subito ribattezzata &quot;Mancu li c&agrave;n&quot; in onore della sua belt&agrave; paesaggistica.. Il nostro albergo &egrave; un posto surreale con tante baracchette e un cortile pieno di piante e fiori tra cui sono abilmente mimetizzati anche fiori di plastica (invasati come le piante vere!) e un intero esercito di nanetti e babbi natale da giardino. La proprietaria &egrave; una matrona riccia biondo platino di origini croate che attacca dei bottoni spaventosi a chiunque le capiti a tiro, apparentemente indifferente al fatto che la maggior parte di noi non capisce quasi nulla di ci&ograve; che dice.</p>
<p>La sera si conclude con una cena in un ristorante del centro citt&agrave; con piatti di pesce realmente memorabili. Mentre torniamo in albergo tutti un po&#8217; brilli (soprattutto Emanuela che suona i citofoni di ogni cancello che le capita a tiro) parliamo dei giorni di moto che ci rimangono. Sono solo due, attraverso la Terra del Fuoco e fino a Ushuaia.<br />
I giorni di Talcahuano sembrano appartenere a un&#8217;altra vita, ormai.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Partenze</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 21:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommygun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anzich&#233; il trekking inizialmente previsto, che avrebbe comportato tempi troppo lunghi, optiamo per un giro in moto della riserva naturale di Torres del Paine. Mayra e Thiago salgono dietro di me e Ale, Emanuela dietro Giacomo, mentre Claudio e Elena decidono di stare sul furgone, che ci seguir&#224; per il percorso. Gli altri sono ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/DSCF1318.JPG" rel="lightbox[234]"><img hspace="5" height="160" align="left" width="120" vspace="3" src="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/DSCF1318.JPG" alt="" /></a>Anzich&eacute; il trekking inizialmente previsto, che avrebbe comportato tempi troppo lunghi, optiamo per un giro in moto della riserva naturale di Torres del Paine. Mayra e Thiago salgono dietro di me e Ale, Emanuela dietro Giacomo, mentre Claudio e Elena decidono di stare sul furgone, che ci seguir&agrave; per il percorso. Gli altri sono ai rispettivi soliti posti tranne Momo, Mara e Mascam, che partiranno pi&ugrave; tardi dall&#8217;albergo e faranno un giro indipendente.</p>
<p>I luoghi sono belli, con i picchi del Paine a fare da sfondo al panorama e una strada (bianca) tutta curve tra dolci saliscendi in paesaggi collinari. Sorprende la quantit&agrave; di animali (soprattutto guanachi) che ci circonda e ci nota a malapena. Sembra di essere a uno zoosafari!<br />
<span id="more-234"></span> Su una collina vediamo anche un condor enorme, che ci osserva con attenzione mentre gli sfiliamo sotto a passo d&#8217;uomo. Poi prende il volo, ci volteggia sopra un paio di volte e si posa su una collina dalla parte opposta della strada. Evidentemente ci ritiene interessanti&#8230;</p>
<p>Il giro prosegue tra belvedere su cascate, laghetti montani, cime innevate o coperte da ghiacciai. Durante una di queste soste ci rendiamo conto che ci siamo &quot;persi&quot; i Trucci e Mures. Probabilmente sono rimasti indietro a fare qualche foto, ma visto che non arrivano cominciamo anche a preoccuparci un po&#8217;. Arrivano molto dopo&nbsp; con il KTM di Mures caricato sul furgone, si &egrave; rifiutato di partire dopo una sosta per motivi da indagare. Per fortuna il mio GS per oggi &egrave; stato lasciato davanti all&#8217;albergo, quindi il mezzo d&#8217;appoggio era semivuoto e tutta la procedura di caricamento e fissaggio si &egrave; svolta con relativa calma. Ormai siamo talmente rassegnati a moto che si fermano o si rompono che questi eventi vengono gestiti con una calma sovrannaturale e con una incredibile efficienza. <br />
La moto non va pi&ugrave;? Nessun problema: io prendo le cinghie, tu svuota il furgone, tu scendi da quella e guida questa, tu fai il passeggero su quell&#8217;altra. Invidiabile, eh?</p>
<p>Pur con una moto in meno proseguiamo il nostro tour del parco. Arriviamo alla Laguna Grey, un grande specchio d&#8217;acqua raggiungibile percorrendo a piedi un ponte tibetano in legno molto ballerino e divertente. La laguna &egrave; delimitata al suo estremo da un lembo di ghiacciaio, da cui si staccano grossi pezzi di ghiaccio che vanno alla deriva nell&#8217;acqua fin verso la riva su cui siamo noi. Sono grossi blocchi di ghiaccio incredibilmente azzurro che si avvicinano al bagnasciuga tanto che sembra possibile toccarli. Tanto possibile che Thiago e Mures decidono di mettersi in mutande e entrare in acqua per andarsi a fare una foto appoggiati al loro iceberg personale, con grande divertimento dei cileni presenti e una certa ammirazione delle donne del nostro gruppo&#8230;</p>
<p>Passiamo un po&#8217; di tempo a chiacchierare e crogiolarci al sole, prima di riprendere la strada delle moto, lasciate in un parcheggio insieme al furgone.</p>
<p>E&#8217; il momento di salutare definitivamente i brasiliani. Thiago e Mayra raggingeranno Puerto Natales a bordo del nostro furgone, da l&igrave; prenderanno un pulman che li porter&agrave; a Punta Arenas, dove hanno l&#8217;aereo per casa.<br />
Nonostante in parte ci fossimo gi&agrave; salutati ieri sera, con i rituali scambi di mail e di numeri di telefono, il momento &egrave; di grande commozione. Sono stati giorni molti intensi, pieni di difficolt&agrave; condivise come se fossimo stati un gruppo fin dal primo momento. In alcuni di noi lasceranno un gran vuoto nei giorni a venire.</p>
<p>A El Calafate intanto anche Mandu sta partendo. Oggi un aereo lo porter&agrave; a Buenos Aires, prima delle tappe verso l&#8217;Italia. E&#8217; triste non averlo pi&ugrave; con noi, ci mancano i suoi commenti taglienti e la sua allegria, la sua mancanza si avverte soprattutto nei momenti di stanchezza in cui ci si ritrova magari in silenzio per qualche minuto: in sua presenza il silenzion non esisteva! Ciao Beppe, se ci leggi in bocca al lupo per la spalla!</p>
<p>La giornata finisce dove era cominciata, all&#8217;albergo di Cerro Castillo. Approfittiamo delle ore di luce serali per fare un po&#8217; di manutenzione straordinaria. La moto di Mures viene smontata e ispezionata: ha il bilanciere delle valvole piegato e si decide di caricarla sul furgone insieme alla mia Adventure.</p>
<p>Nel frattempo &egrave; anche saltata una guarnizione all&#8217;ammortizzatore Ohlins del GS di SirJo, ma per fortuna abbiamo il ricambio. <br />
Per finire c&#8217;&egrave; l&#8217;HP2 di Mascam, che da un paio di giorni ha la ruota posteriore fuori asse, visibilmente inclinata a destra. Le cause sono misteriose, lui stesso non riesce a spiegarsi il motivo. Nonostante tutto pare che non ci siano grossi problemi di sicurezza o conseguenze nella guida. Non resta che sperare che arrivi tutta intera fino a Ushuaia.</p>
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		<title>La penultima frontiera</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 21:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommygun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La partenza di oggi &#232; diversa dal solito. Siamo tutti pronti sulle moto (chi sulla sua, chi no) ma Mandu &#232; sulla porta dell&#8217;albergo in abiti civili. Resta qui, domani ha il volo per l&#8217;Italia e oggi far&#224; il turista solitario, andr&#224; a vedere il Perito Moreno che ieri ha saltato, essendo in ospedale per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/CIMG0636(1).jpg" rel="lightbox[228]"><img width="160" vspace="3" hspace="5" height="120" align="left" src="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/CIMG0636(1).jpg" alt="" /></a>La partenza di oggi &egrave; diversa dal solito. Siamo tutti pronti sulle moto (chi sulla sua, chi no) ma Mandu &egrave; sulla porta dell&#8217;albergo in abiti civili. Resta qui, domani ha il volo per l&#8217;Italia e oggi far&agrave; il turista solitario, andr&agrave; a vedere il Perito Moreno che ieri ha saltato, essendo in ospedale per controlli.</p>
<p>Ci salutiamo con (cauti) abbracci e con la promessa di portare la sua R 80 fino in fondo e tutta intera&#8230; sono giorni che &egrave; molto pi&ugrave; preoccupato del destino della sua moto che della prognosi della sua spalla! Tranquillo Beppe, non andremo via senza di lei.<br />
<span id="more-228"></span> La strada verso il Chile &egrave; quasi tutta asfaltata. Naturalmente le cose qua non sono mai semplici per cui in compenso &egrave; spazzata dal micidiale vento patagonico, che ci ritroviamo &quot;di bolina&quot; sulla destra per tutto il tragitto. E&#8217; molto faticoso guidare cos&igrave;&#8230; e non solo per noi, vista la quantit&agrave; abnorme di benzina che consumano le moto per vincere il vento. E&#8217; proprio durante uno dei numerosi rifornimenti che Momo viene preso in contropiede da una raffica che sbatte in terra la sua Adventure: niente danni o conseguenze, ma l&#8217;evento gli vale la vittoria del trofeo per l&#8217;unico caduto sull&#8217;asfalto!</p>
<p>Arriva finalmente il tanto temuto momento della dogana. Al posto di frontiera cileno Thiago e Ale, lasciapassare alla mano, cominciano a spiegare perch&eacute; stiamo facendo passare una moto senza il proprietario, raccontando tutto l&#8217;accaduto per filo e per segno. Il doganiere legge e rilegge la dichiarazione della polizia del Calafate, ma non sembra troppo convinto. Chiama un superiore per un consulto, al quale tutta la storia viene raccontata da capo. Arriva anche il comandante del posto di dogana, c&#8217;&egrave; grande interesse e l&#8217;impressione &egrave; che non sappiano e ne come comportarsi in un caso simile. Parlano tra loro, ci fanno domande, leggono e rileggono tutti i documenti. Ma alla fine vediamo che il clima si fa cordiale e disteso, accennano qualche battuta di spirito (quasi nessuno le capisce, ma ridiamo lo stesso) e infatti l&#8217;esito &egrave; positivo, ci riconsegnato tutto e ci fanno passare, ce l&#8217;abbiamo fatta!</p>
<p>La frontiera cilena come prevedibile non ci pone alcun problema, compiliamo tutti i moduli del caso e pochi minuti dopo siamo gi&agrave; in strada con i nostri passaporti debitamente timbrati. Da qui in poi &egrave; di nuovo tutto sterrato, ma non ci importa. La strada &egrave; piuttosto facile e i km per la nostra destinazione, Cerro Castillo, sono molto pochi. La nostra sistemazione &egrave; in una Estancia, una sorta di fattoria/albergo/ristorante molto modesto, con stanze piccole da quattro persone coi letti a castello in cui c&#8217;&egrave; a malapena lo spazio per voltarsi. Ha per&ograve; un specie di piccolo salottino con una stufa a legna che usiamo come ritrovo da chiacchiere tra una doccia e l&#8217;altra e nei pochi momenti di riposo.</p>
<p>Oggi &egrave; l&#8217;ultima sera con i brasiliani, che domani devono essere a Punta Arenas per prendere l&#8217;aereo. Faranno con noi parte del trekking a Torres del Paine (&egrave; a una quarantina di km da qui) e poi andranno per la loro strada.<br />
Diventiamo sempre di meno&#8230;</p>
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		<title>Paperworks</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 21:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommygun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si parte di buon&#8217;ora per il Calafate, una cittadina di media grandezza famosa soprattutto per la vicinanza con il ghiacciaio del Perito Moreno, uno dei luoghi simbolo di questa parte del mondo. Il trasferimento &#232; di circa 300 km, che per i nostri standard ormai sono &#34;poca roba&#34;, soprattutto considerando che sono in buona parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/P1010486(2).jpg" rel="lightbox[223]"><img hspace="5" height="120" width="160" vspace="3" align="left" src="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/P1010486(2).jpg" alt="" /></a>Si parte di buon&#8217;ora per il Calafate, una cittadina di media grandezza famosa soprattutto per la vicinanza con il ghiacciaio del Perito Moreno, uno dei luoghi simbolo di questa parte del mondo.<br />
Il trasferimento &egrave; di circa 300 km, che per i nostri standard ormai sono &quot;poca roba&quot;, soprattutto considerando che sono in buona parte asfaltati, finalmente!</p>
<p>La moto di Mandu verr&agrave; guidata in parte da me, in parte da Thiago. I rumori al cardano ci sono ancora ma trattandola con la dovuta cura siamo confidenti di poterla portare fino in fondo. Mandu ovviamente sta sul furgone insieme a Jaime. L&#8217;unico tratto sterrato &egrave; facile, niente di lontanamente paragonabile al nostro ultimo incontro con la Ruta 40, arriviamo a El Calafate senza sorprese.<br />
<span id="more-223"></span><br />
Una volta sistemati i bagagli in albergo ci dividiamo in due gruppi: Ale, Mandu e Thiago (che ormai &egrave; il nostro medico ufficiale) si dirigono in ospedale per una visita di controllo e per ottenere la documentazione necessaria all&#8217;assicurazione. Noialtri riprendiamo le moto e ci dirigiamo al parco del ghiacciaio, a circa 80 km dal paese. Ci becchiamo la nostra dose quotidiana di vento contrario ma ne vale la pena: il ghiacciaio &egrave; davvero impressionante, un enorme fronte di ghiaccio azzurro che si riversa direttamente nell&#8217;acqua di un lago. Ogni tanto un pezzo si stacca precipitando in acqua con un boato. </p>
<p>Al nostro rientro veniamo aggiornati sul quadro clinico di Mandu e scopriamo purtroppo che la situazione &egrave; peggiore del previsto&#8230; le fratture all&#8217;omero sono non una, ma ben tre! Il suo rientro in Italia deve avvenire il pi&ugrave; presto possibile, deve essere operato prima che l&#8217;osso calcifichi. La buona notizia &egrave; che a El Calafate c&#8217;&egrave; un aeroporto, da cui potr&agrave; agevolmente raggiungere Buenos Aires e da l&igrave; l&#8217;Italia. La cattiva &egrave; che ci sono parecchi nodi burocratici da sciogliere. Prima di Ushuaia dobbiamo attraversare ancora due volte la frontiera tra Argentina e Chile e in teoria ogni pilota deve poterlo fare con la sua moto al seguito. Per poter far passare la sua R 80 senza di lui ci sarebbe bisogno di una delega a uno di noi, firmata in presenza di un notaio argentino. Notaio che ovviamente non c&#8217;&egrave;, pare che non si possa fare nulla prima di luned&igrave;.</p>
<p>Cominciano una serie di pellegrinaggi di Ale e Thiago tra le varie autorit&agrave; locali, alla ricerca di una soluzione. La polizia dice che siccome alla fine la moto andr&agrave; imbarcata, il problema &egrave; dell&#8217;autorit&agrave; portuale. Questi ultimi ovviamente se ne lavano le mani dicendo che non &egrave; affar loro. Al secondo o terzo tentativo presso la polizia la situazione si sblocca in modo imprevisto. Thiago si accorge che il poliziotto ha la faccia gonfia e qualche problema a respirare. Un&#8217;allergia, a quanto pare. Corre in farmacia, compra le medicine che sono necessarie e le riporta al poliziotto, che immediatamente si illumina, cambia atteggiamento e compila una sorta di lasciapassare in cui spiega tutta la situazione e che dovrebbe permetterci di convincere i doganieri a farci passare. Come se non bastsse ci regala due bottiglie di fragolino! <br />
(veramente orrendo, ma insomma!)</p>
<p>Le nostre prospettive migliorano&#8230; a cena il clima e&#8217; decisamente piu&#8217; sereno. Domani scopriremo se riusciremo davvero a lasciare l&#8217;Argentina.</p>
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		<title>Niente di nuovo a Sud</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 21:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommygun</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il report di ieri era scarno, quello di oggi lo sar&agrave; ancora di pi&ugrave;. La nostra seconda giornata a El Chalten &egrave; stata dedicata al trekking sul Fitz Roy (per chi come me e altri non c&#8217;era stato ieri) e sul Cerro Torres.</p>
<p>Una giornata tutto sommato di riposo, nonostante le scarpinate. Soprattutto una giornata senza usare le moto nemmeno per pochi metri. Ne avevamo bisogno.</p>
<p>Domani si riparte, il ghiacciaio del Perito Moreno ci aspetta!</p>
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		<title>Descanso</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 11:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommygun</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/CIMG0584.JPG" rel="lightbox[215]"><img hspace="5" height="160" align="left" width="120" vspace="3" alt="" src="http://www.quellidellapatagonia.net/wp-content/uploads/CIMG0584.JPG" /></a></p>
<p>Dopo il report-fiume di ieri forse gradirete la sinteticit&agrave; odierna, dovuta in parte a stanchezza e mancanza di tempo e in parte alla considerazione che -in fin dei conti- non c&#8217;&egrave; molto di interessante da dire.</p>
<p>C&#8217;erano tre cose urgenti da fare:<br />
1) organizzare il prossimo rientro di Mandu in Italia, coinvolgendo medici, assicurazioni e varie altre persone<br />
2) recuperare la mia moto e caricarla sul furgone per il resto del viaggio<br />
3) mettere a posto la moto di SirJo, che nel frattempo aveva cominciato a perdere olio dal comando frizione, forse a causa della scivolata della settimana scorsa.<br />
<span id="more-215"></span> Tutti coloro che non erano direttamente coinvolti in queste attivit&agrave; hanno potuto dedicarsi al programma originario ovvero il Trekking sul Fitz Roy, il grande massiccio montuoso che domina El Chalten, meta internazionale di escursionisti e rocciatori.</p>
<p>Le tre incombenze principali sono state risolte senza grandi problemi. Con l&#8217;aiuto di Momo, i due Marchi e Jaime (l&#8217;autista tuttofare del mezzo d&#8217;appoggio) abbiamo parzialmente smontato il mio GS, impacchettato a dovere e caricato sul furgone, dove rester&agrave; fino ad Ushuaia.</p>
<p>Mascam si &egrave; occupato della pompa della frizione di SirJo, che fortunatamente aveva con se il ricambio. Pezzo sostituito, moto a posto.</p>
<p>Mandu ha avviato tutte le procedure necessarie ed &egrave; in attesa di istruzioni dall&#8217;assicurazione. In meno di mezza giornata mi avr&agrave; preso da parte tre o quattro volte per raccomandarsi sulla sua moto, che sar&agrave; il mio mezzo per il resto del viaggio. Dice che &egrave; contento che sia io a guidarla, ma si vede chiaramente che &egrave; preoccupato che gliela rovini!<br />
Tranqullo Beppe, ho gi&agrave; sfasciata la mia, per ora mi sento appagato!</p>
<p>Verso sera sono tornati i camminatori del Fitz Roy, stanchi e bruciacchiati dal sole ma molto contenti. Nella galleria troverete le foto del loro giro.</p>
<p>Chiusura in bellezza in un ristorante piccolo e accogliente di El Chalten con carni e vino a volont&agrave;, in un clima allegro e -finalmente- rilassato. <br />
Quelllo di ieri semba un giorno lontano.</p>
<p>&nbsp;</p>
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